Illusioni ottiche, da Escher a Kitaoka. Le spiega Jon Kirkwood.
Quante volte abbiamo percepito visivamente qualcosa, per poi accorgerci che l’oggetto, la persona o la scena che inizialmente ci apparivano in un modo, in realtà erano completamente differenti, e che la nostra percezione era parzialmente o totalmente errata ? Ne parla un volumetto divulgativo e interattivo, Illusioni ottiche, di Jon Kirkwood. Pubblicato da Editoriale Scienza, è indirizzato sopratutto a bambini e ragazzi. In 32 pagine, illustra venti differenti esperienze di illusioni.
Illusioni che ci mostrano come la nostra visione, o meglio l’idea che la nostra mente e i nostri occhi costruiscono di essa, sia influenzabile e alterabile. Ad esempio da errori dovuti alla distanza da ciò che osserviamo o dalla nostra posizione di osservatori e conseguentemente dall’angolo di visione. Oppure da ragioni psicologiche o di istintiva semplificazione nel catalogare le nostre percezioni sensoriali. Il libro contiene anche un gadget: sei illusioni ottiche da costruire.
Tra queste, le famose scale impossibili di Maurits Cornelis Escher, che salgono e scendono allo stesso tempo. L’illusione del Drago, inventata dal matematico Martin Gardner: il drago sembra essere tridimensionale anzichè bidimensionale, e sembra seguire con lo sguardo l’osservatore. Le ruote in movimento degli psicologi giapponesi Hiroshi Ashida e Akiyoshi Kitaoka. Il triangolo impossibile del matematico Roger Penrose: può esistere solo disegnato bidimensionalmente, e non può essere realmente costruito tridimensionalmente.