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Intelligenza artificiale

Intelligenza artificiale, Santa Sede : non può pensare, e deve rispettare etica e dignità

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L’intelligenza artificiale è una straordinaria innovazione tecnologica, ma non può sostituire la complessità del pensiero umano, né la dignità e la vocazione dell’essere umano creato a immagine di Dio.

Il documento Antiqua et Nova, pubblicato il 28 gennaio 2025 dal Dicastero per la Dottrina della Fede e dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, rappresenta un riferimento fondamentale per riflettere sul rapporto tra intelligenza artificiale (IA) e intelligenza umana. Tra le affermazioni più rilevanti del testo spicca che, nonostante le sue capacità avanzate, «l’IA non può pensare» (n. 12). Questa constatazione non è solo una distinzione tecnica, ma un richiamo alla centralità dell’intelligenza umana, intrinsecamente legata alla dignità e alla natura spirituale dell’essere umano.

In un’epoca in cui l’IA è sempre più presente nella vita quotidiana, questa dichiarazione invita a interrogarsi su quale debba essere il ruolo della tecnologia. Il documento offre un’analisi approfondita delle implicazioni etiche, antropologiche e sociali dell’IA, sottolineando che essa non può mai sostituirsi alla complessità della mente e del cuore umano.

I limiti intrinseci dell’intelligenza artificiale

L’IA è una tecnologia straordinaria, capace di eseguire compiti complessi, analizzare dati e persino generare contenuti. Tuttavia, il documento chiarisce un aspetto fondamentale: l’IA non possiede una mente né una coscienza. Come sottolinea il testo, «le caratteristiche avanzate dell’IA conferiscono sofisticate capacità di eseguire compiti, ma non quella di pensare» (n. 12).

Questa distinzione è essenziale per comprendere i limiti della tecnologia. L’IA può imitare processi umani come il riconoscimento vocale o la generazione di immagini, ma non è in grado di comprendere realmente ciò che produce. A differenza dell’intelligenza umana, che si sviluppa in un contesto relazionale, corporeo e spirituale, l’IA opera esclusivamente su basi logico-matematiche. Come afferma il documento, «l’intelligenza umana è una facoltà che coinvolge l’intera persona, mentre l’IA si limita a simulare alcuni aspetti del ragionamento» (n. 10).

Questa limitazione pone interrogativi importanti sull’uso dell’IA, soprattutto in ambiti dove è richiesta non solo la capacità di elaborare informazioni, ma anche il discernimento morale, l’empatia e il coinvolgimento umano.

Intelligenza artificiale e dignità umana

Un altro tema centrale del documento è la relazione tra l’IA e la dignità della persona. Secondo la prospettiva cristiana, ogni essere umano è creato «a immagine di Dio» (Gen 1,27) e possiede una dignità intrinseca, indipendente dalle sue capacità o realizzazioni. Il documento avverte che l’IA, se usata in modo scorretto, può contribuire a una visione riduttiva della persona, valutata solo in base alla sua utilità o produttività.

«Il valore di una persona non dipende dal possesso di abilità, dai risultati cognitivi o dal successo individuale, bensì dalla sua intrinseca dignità» (n. 34). Questa affermazione ribadisce che la dignità umana è inviolabile e non può essere misurata né sostituita da algoritmi o sistemi automatici.

Un esempio concreto è l’empatia. L’IA può simulare interazioni umane, generando risposte che appaiono empatiche. Tuttavia, come chiarisce il documento, «le emozioni non si possono ridurre a espressioni facciali o frasi predefinite» (n. 61). L’empatia autentica richiede la capacità di ascoltare, comprendere e accogliere l’unicità dell’altro, qualità che appartengono esclusivamente all’essere umano.

L’etica come guida per lo sviluppo tecnologico

Alla luce di queste riflessioni, il documento pone l’accento sull’importanza dell’etica nel guidare lo sviluppo e l’uso dell’IA. Come afferma Papa Francesco, «l’utilizzo stesso della parola “intelligenza” in riferimento all’IA è fuorviante» (n. 35), perché rischia di oscurare la distinzione tra strumenti tecnologici e la vera intelligenza, che è propria dell’essere umano.

L’etica, dunque, deve garantire che l’IA sia orientata al bene comune e non venga usata per scopi dannosi. Il documento sottolinea la necessità di trasparenza e accountability nei processi decisionali basati sull’IA, soprattutto in settori sensibili come la sanità, l’educazione e la giustizia. «La responsabilità morale rimane sempre in capo agli esseri umani, che progettano, programmano e utilizzano l’IA» (n. 40). Pertanto, è fondamentale che gli sviluppatori e gli utenti considerino le implicazioni etiche delle loro scelte.

Sfide concrete: disinformazione, lavoro ed educazione

Le applicazioni dell’IA offrono opportunità straordinarie, ma comportano anche rischi significativi. Uno dei problemi più urgenti è quello della disinformazione. Il documento avverte che «i contenuti generati dall’IA, come i deepfake, possono minare la fiducia sociale e favorire la manipolazione» (n. 88). Questo richiede una regolamentazione attenta e un impegno da parte di tutti gli attori coinvolti per garantire l’accuratezza delle informazioni.

In ambito lavorativo, l’IA sta trasformando profondamente molte professioni. Se usata correttamente, può aumentare la produttività e liberare i lavoratori da compiti ripetitivi. Tuttavia, il documento mette in guardia contro il rischio di «ridurre i lavoratori a meri ingranaggi di una macchina» (n. 70) e sottolinea che il lavoro umano non deve mai essere subordinato alle logiche tecnocratiche.

Anche nell’educazione, l’IA può essere una risorsa preziosa, ma deve essere integrata in un contesto umano. «L’educazione non è solo trasmissione di conoscenze, ma formazione integrale della persona» (n. 77). La relazione tra insegnante e studente, basata su fiducia e comprensione, non può essere sostituita da algoritmi.

Una riflessione finale

L’affermazione che «l’IA non può pensare» rappresenta un richiamo potente a considerare la tecnologia come uno strumento, non un fine. Il documento Antiqua et Nova invita a una riflessione profonda sul ruolo dell’intelligenza artificiale, ponendo al centro la dignità e la vocazione dell’essere umano. Come si legge nel testo, «l’intelligenza umana non consiste primariamente nel portare a termine compiti funzionali, bensì nel capire e coinvolgersi attivamente nella realtà in tutti i suoi aspetti» (n. 33).

Questa visione offre una guida preziosa per affrontare le sfide del nostro tempo, garantendo che il progresso tecnologico sia al servizio del bene comune e della piena realizzazione della persona umana.

Fonte: testo integrale ANTIQUA ET NOVA.

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